e-mail: siti internet da consultare:
info@thesecond
renaissance.com
Università - The second renaissance - Spirali - Villa San Carlo Borromeo
 

Università internazionale del secondo rinascimento

Anno accademico 2005:
lezioni di cifrematica -
Diciassettesima lezione

 L'emulazione

Negli anni settanta, avremmo incominciato questa conferenza citando quanto scrivono Marx e Engels nell'Ideologia tedesca (I, 1, 2, Über die Produktion des Bewußtseins), del 1846:

I pensieri della classe dominante sono anche, in ogni epoca, i pensieri dominanti, ossia la classe che è la potenza materiale dominante della società è anche la potenza dominante spirituale. La classe che ha a propria disposizione i mezzi di produzione materiale dispone, al tempo stesso, dei mezzi di produzione spirituale […]. Gl'individui che costituiscono la classe dominante hanno, tra l'altro, anche coscienza e, quindi, pensano; finché essi dominano in quanto classe […] dominano fra l'altro anche come pensanti, come producenti pensieri.

La classe dominante deve formarsi all'ideologia della classe dominata e rappresentarla. Questo, oggi, è il conformismo cosmico. In nome di tutto ciò che è marginalista, minoritario, non prevalente o proprio dei dominati, qualsiasi affermazione può farsi, senza tema di obiezione. Anche l'ideologia dei paesi socialisti era l'ideologia dei dominati. È in nome dell'ideologia dei dominati, che si era costituita la classe dominante. Il segretario del partito comunista sovietico non parlava in nome dell'ideologia della classe dominante, ma in nome dell'ideologia della classe dei dominati. Tale è l'animale anfibologico, il dominante e il dominato, il governante e il governato. Siamo anche al principio di selezione e al principio di elezione: dal popolo eletto alla classe eletta. In nome di una classe eletta, si costituisce un'ideologia dominante. Da qui il populismo e il neopopulismo; il purismo, varie forme di purismo; l'antiamericanismo, che fa parte di questi luoghi comuni; l'antiglobal. Ma nulla è più global dell'antiglobal. È sempre in nome della classe dei dominati. Così, le varie forme di marginalismo.

Noi ci chiediamo se questa sia una novità, come sembra credere Alain Minc, Epîtres à nos nouveaux maîtres (Grasset, Parigi 2002). Può avere una configurazione, che la fa sembrare una novità: risulta, invece, un aggiornamento di questa zoologia fra dominanti e dominati. Nessun despota — e nessun tiranno, nessun dittatore — ha mai detto che governava in nome di una classe dominante. Ma costituiva attorno a sé una classe dominante. Nemmeno Augusto governava in nome di una classe dominante, ma in nome del senato e del popolo.

Idealmente, il discorso occidentale è sorto intorno alla maieutica. È come se avesse detto: le Parche sono tre, consideriamo la prima. La nascita, aiutiamo la nascita. La nascita delle idee come figli, come bambini. Le idee bambine o bambini. Aiutiamo la nascita. Ma, in effetti, che cosa predomina, che cosa prevale in questo discorso? L'emulazione. Ma, non già con la nascita, con l'ostetrica (sarebbe la maieutica): l'emulazione con la morte. E con chi? Con il becchino.

Il discorso occidentale considera la terza delle Parche, Atropo, quella che taglia. Infatti, Zeus è chiamato a tagliare. E questa è la facoltà. Ognuno è tagliato per qualcosa, perché non si metta a pensare qualche altra cosa; a congetturare, a progettare, a programmare qualche altra cosa, infatti, è tagliato per quella.
In nome dell'origine. Qual è l'origine? Quella del taglio. È stato tagliato così. L'unità è ideale: raggiungerà un'altra unità. Per ora, è tagliato così. Tagliato. Scelto. Eletto. Predestinato.

L'emulazione con la morte. Leggete Lacan (Seminario XI): "Dès qu'il y a quelque part du sujet supposé savoir, il y a du transfert". Ma, con il soggetto supposto sapere, nessun transfert s'instaura. Lo psicanalista fa il morto? Dovrebbe condurre l'analizzante a "subjectiver sa mort" (Écrits, Seuil 1966, p. 348), e a farlo passando attraverso questo soggetto supposto sapere? Un'esca per mettere in moto un processo? La logica dell'interrogazione circolare impone un mimetismo: ognuno ha una sua genealogia, deve mimetizzarsi con le figure della propria genealogia e andare per quella strada, per quel destino per cui è tagliato. Non può andare per una cosa per cui non è tagliato.

Questa è l'emulazione con la morte, l'emulazione con l'inquisitore, con l'interrogante, l'emulazione come strumento del rapporto sociale, funzionale al rapporto sociale. La zoologia fantastica è sistematizzata dalla gnosi. L'emulazione gnostica considerata in positivo o in negativo; l'emulazione superna o inferna. Ciò comporta un'identificazione negativa o positiva: sta qui il mimetismo. Se l'oggetto è ritenuto negativo o positivo, il mimetismo è proprio questa identificazione positiva o negativa. Tutto questo porta all'invidia sociale, all'ideologia dell'invidia, alla rivalità, perché solo sul principio di elezione, principio dell'infanticidio, può stabilirsi la rivalità, pertanto l'invidia sociale. Benché l'invidia non sia sociale, il concetto comune d'invidia è quello d'invidia sociale. È il Tale a essere invidiato. O la Tale. È chi sta al posto dell'oggetto o chi sta al posto dell'Altro a essere invidiato. È l'invidia sociale. L'ideologia dell'invidia sociale è l'ideologia forse più condivisa.

Cicerone incomincia a dire aemulatio, aemulator. Aemulatio incomincia a distinguersi da aemulatus. Aemulatus, aemulatus, maschile, non è l'emulazione. Si traduce sempre con emulazione, ma in effetti è la negazione dell'emulazione. È l'invidia sociale, la rivalità, la competizione, la concorrenza. Aemulatus, aemulatus non è l'emulazione, solo che il modo gnostico d'intendere l'emulazione è di considerarla negata, cioè come aemulatus. Aemulus, sembra quasi impossibile giungere a un etimo, come credulus. Ma questo aem: che cos'è, ae? Una a, una e? Aem, am, ha. E se fosse ha? Noi abbiamo amilla, in greco. Hamilla. Che cos'è amilla? Emulazione. Lotta, gara, battaglia. Hamilláomai, amillaomai, come aemulor. Ma l'emulazione vera e propria è amillaomai. È l'emulazione in cui ritroviamo, nel tessuto greco, il paragone e il confronto. L'emulazione che procede dal paragone e la cui condizione è nel confronto.

Noi evitiamo il confronto? Noi evitiamo il paragone? Significa che noi siamo in balìa, non del fantasma di esclusione, ma della sua mitologia più bieca! "Io non sono in équipe con nessuno!". "Io non formo dispositivo con nessuno!". "Quello che faccio io, non deve farlo nessuno!". San Gerolamo non la pensa così. San Giovanni Crisostomo neppure. Coloro che andavano nell'eremo in oriente non la pensavano così. Anche nell'eremo s'instauravano dispositivi. Anzi! Il paragone è essenziale. Solo che non è sociale. Non è il paragone fra maestro e allievo, fra medico e paziente, fra interrogante e interrogato, fra dominante e dominato. Il paragone senza genealogia, senza sistema, è il modo dell'apertura. Paragone, "non c'è più parità sociale", la parità non è sociale. Paragone. Parità e imparità, proporzione e improporzione, giuntura e separazione. Modo dell'apertura.

Dal paragone procede l'emulazione. E di che cosa ci stiamo occupando, noi, da trent'anni? Qual è l'unica questione, che stiamo elaborando? La questione dell'emulazione. Sottraendola all'ideologia e al discorso occidentale. E notando che il confronto non è mai confronto con l'Altro o con gli altri o con un'autorità, presunta rappresentata o incarnata. Il confronto è proprietà del sembiante, come lo è l'identificazione, come lo è la mimesi, come lo è l'eccellenza, come lo è l'eccezione, come lo è la solitudine.

Alit aemulatio ingenia (Velleio). Di qualcosa si accorge Roma. Aemulus è anche seguace e noi abbiamo detto la formula "seguace del tempo". Se noi indaghiamo ulteriormente, intorno a aemulor e intorno a amillaomai, troviamo che la condizione è nell'identificazione. Ma questa identificazione trae a uno sforzo, che non ci sarebbe senza l'identificazione. E c'è chi traduce aemulor con "mi sforzo d'imitare", ma non è proprio questo che indica aemulor.

L'emulazione è intellettuale: senza bisogno del principio di selezione e neppure del principio di elezione. Questi due principi sono fuorvianti, rispetto all'emulazione, perché la convertono nella sua negazione, nella rivalità, nell'invidia sociale, nella competitività. L'ideologia continua con la formula della "competitività". Di chi? Di che cosa? Nei confronti di chi? Questa competitività ha una genealogia, ha un principio di parità sociale, un principio di selezione, un principio di elezione. Qui, non si tratta di trovare i limiti della competizione, come scrive il Club di Lisbona (CNEL, I limiti della competitività. Rapporto del Gruppo di Lisbona, ManifestoLibri 1994), ma del teorema "Non c'è più competizione". Non c'è più rivalità. Perché qualcosa riesce? Perché procede dal paragone e ha la sua condizione nel confronto, nell'identificazione, nell'assoluto.

Come dice il maestro Montevago? "Il Tale ha fatto il suo itinerario. Con la sua arte, con la sua invenzione è giunto a un certo risultato. Io l'ammiro. Se il Tale, con la sua condizione, con il suo confronto è arrivato a quel risultato, ciò non toglie nulla alla condizione che è in atto per me, che è sempre assoluta".

Certi detrattori sentivano una concorrenza professionale. Eppure, noi non corriamo insieme con loro e loro si sentono in concorrenza. Non facciamo la stessa cosa, non facciamo lo stesso mestiere, non andiamo nella stessa direzione. Concorrenza, allora, perché? Non formiamo nessun insieme, non sottostiamo al principio di parità sociale. Neppure al principio di uguale sociale, che è il principio della gerarchia sociale. C'è sempre chi è più uguale e meno uguale. Il più uguale comanda e forma la classe dirigente dell'Unione Sovietica. E il meno uguale, no.

Noi ci troviamo all'emulazione nel viaggio. L'emulazione nel viaggio è il dispositivo nel viaggio. L'emulazione in materia di commercio. L'emulazione in materia di ricerca. L'emulazione in materia d'industria. Leonardo da Vinci sottolinea l'emulazione in artificio. L'identificazione è proprietà del sembiante e è condizione dell'emulazione: un dispositivo si costituisce con l'emulazione. L'emulazione non è una proprietà del soggetto, ma del dispositivo. Nel giardino dell'automa: l'emulazione è in artificio, l'emulazione nel fare, l'emulazione nelle arti e nelle invenzioni, nella danza, nell'intelligenza, nella politica, nella musica, nella strategia, ma anche nelle invenzioni attinenti al fare, alla politica, alla scrittura. L'emulazione è dove s'instaurano dispositivi intellettuali, anziché rapporti sociali.

Tutto ciò che il discorso occidentale colloca nella genealogia e nella logica dell'interrogazione chiusa, facendo in modo che il due sia il risultato del taglio, appartiene, invece, al viaggio e procede dal due. Dal due originario, non dal due come doppio. Non c'è più doppio, questo tema così romantico! E, poi, decadente! Il doppio. Il mio doppio. Il tuo doppio. Ma quale doppio? Il duplicato, la duplicazione, la moltiplicazione, la clonazione. Quanti doppi? La clonazione attiene a questa fantasmatica.

L'emulazione è anche in ciascuna delle virtù del tempo e dell'Altro. Emulazione in generosità, in indulgenza, in umiltà. Ma, anche, emulazione in verginità, in carità, in grazia. Anziché nell'economia della negativa del tempo e dell'Altro. Anziché emulazione nell'economia dell'incesto, del peccato e del male dell'Altro. Non emuliamo chi appaia meno pazzo, meno malato mentale, più puro. Nessuna emulazione in purezza.

Noi abbiamo seguito questa traiettoria, dal fantasma di esclusione alla scommessa intellettuale. Che si avvale dell'emulazione. Se l'emulazione non si stabilisce, noi continuiamo con questo fantasma di origine e di morte. Non intendiamo nessuna obiezione, nessuna collaborazione. Perché succede come a chi, in un'équipe, ricevendo un'obiezione, risponde: "Ah sì? Allora fatevelo voi". Chi, voi? Fatevelo voi, chi, che cosa? Perché, allora, io ho una selezione negativa o un'elezione negativa.

Chi pensa di non essere stato scelto o di non essere stato eletto, si pone come l'unico prescelto e l'unico eletto? Parte da una selezione negativa, da un'elezione negativa, per costituirsi nel privilegio dell'uno unico? L'uno unico è colui che dev'essere identico a se stesso, uguale a se stesso, simile a se stesso.

La strada dell'emulazione con la morte e con l'inquisitore è una strada cannibalica. Il cannibalismo muove questa animazione fra il dominante e il dominato, fra l'interrogante e l'interrogato. Qui, l'Uroboro, il serpente che divora la propria coda, deve fare cerchio, sempre più cerchio. E, per fare sempre più cerchio, deve divorare, divorare, divorare: perché la coda rappresenta la negatività, la barbarie, l'Altro, l'oggetto negativo, l'Altro negativo, il tempo negativo. Così, divorando, divorando la coda, dovrebbe sempre più purificarsi. Ad infinitum.

San Tommaso: causa vero materialis est, principum aemulatio et danielis in lacum missio.

Verifichiamo se san Tommaso si trovi in questa oscillazione dell'emulazione in positivo e in negativo, oppure se colga l'emulazione non come aemulatus, quindi non come rivalità, competizione, concorrenza. Egli scrive: praecedit ambitio, et hanc sequitur elatio, et ex hac sequitur aemulatio, et ex hac oritur indagatio seu exploratio. Egli va verso l'emulazione in negativo, quando scrive: contentio (la rivalità) et aemulatio procedunt a superbia. Però, poi: argumenta literalia sunt hic quatuor de superna aemulatione. L'emulazione, come superna? E, allora, ce n'è una inferna? Ma alto e basso, positivo e negativo sono inassegnabili al viaggio. Né all'oggetto, che è condizione del viaggio, quindi all'identificazione, né all'Altro. È inassegnabile al tu, all'io, al lui. E inassegnabile all'Altro. E, poi: ergo, id est imitare bonos, qui pro Christo patienter sustinent mala […] vel aemulare, idest aemulationem habe, id est zelum.
Qui, questa emulazione superna diviene anche zelo. Arriva a dire: secundo incitat filios ad legis aemulationem. Emulazione della legge.
Ex talibus falsis aemulationibus: ci sarebbero false emulazioni. Usque ad pavimentum laci donec arriperent eos leones, quia finis aemulationis est laceratio. Tra i leoni, che si sbranano. Questa è la zoologia.
Si sbranano: finis aemulationis est laceratio. Poi: scilicet severitas et aequitas in dissipatione aemulorum. I rivali, coloro che competono, che concorrono tra loro, dissipano. La dissipazione. Lo spreco.
L'equità viene sprecata da coloro che stanno a rivaleggiare tra loro. Egli, però, l'associa a severitas. Severitas et aequitas. Un altro significante sta al posto di severitas? L'auctoritas? Ma coglie questa dissipazione, questo spreco intellettuale nella competizione, nella rivalità. Questo spreco intellettuale. Come anche, poi, scrive: unde aemulus dicitur invidus. Invidioso: ecco l'altra accezione. In breve, san Tommaso si approssima alla questione dell'emulazione, ma attribuisce l'alto e il basso al viaggio.

Sempre, a proposito di emulazione, leggete Ludovico Ariosto:

Forse emulazione tra lor nascea
per quella gente misera, non buona,
ne la cui carne e sangue e nervi ed ossa
fan prova chi di loro abbia più possa.

E Torquato Tasso:

Ma nel numero ognun de' diece eletti
con insolita instanza essere richiede:
e l'emulazion che ‘n lor si desta,
più importuni gli fa ne la richiesta.

Tasso adopera molto questo significante:

D'emula virtù l'animo altéro
commosso avampa.

Un brano di Tasso è molto citato:

I suoi compagni egregi
che d'emulo furor l'esempio accese.

L'emulazione giunge all'unicum e all'esempio, al paradigma.
L'esempio è inimitabile. L'esempio non si imita. Nessun mimetismo dell'esempio, perché l'esempio è senza principio di selezione, senza principio di elezione, senza mimetismo. Risulta dal viaggio, che procede dal paragone e che ha la sua condizione nel confronto, nell'identificazione, nell'eccellenza.

La famiglia è traccia, modo dell'apertura. La famiglia come il paragone. Le cose procedono dalla famiglia. Il viaggio procede dalla famiglia. Il dispositivo procede dalla famiglia. Noi distinguiamo tra dispositivo imprenditore e dispositivo manager. Sono dispositivi che procedono dalla famiglia come traccia. Tutt'altra cosa è dire che il viaggio debba essere ascritto alla famiglia, perché questo darebbe un'accezione di famiglia come genealogia sociale, come gerarchia sociale.

Sul fondo di queste sale, ci sono molte scritte, interessanti. Fra l'altro, c'è anche la h di humilitas che è come una scala, cioè non ha solo una barra tra un'asta e l'altra, ma ne ha tre. Addirittura, l'asta sembra una corda. E anche le barre sembrano corda o fune. Non c'è scala sociale. Ma questa scala è del gradus, che non sta nella relazione. Il gradus è il dispositivo.

La megalomania è una cosa insufficiente. La rana, che si crede elefante e con ciò pensa di avere raggiunto Dio, è una delle tante credenze, supposizioni, immaginazioni che non ha nulla a che vedere con Dio. Non c'è nessun pensiero, che sia tanto grande da indicare il pensiero. Il progetto non può essere scambiato con il pensiero. L'idea. Il progetto. E il programma. L'idea trae progetto e programma verso la scrittura del viaggio. La scrittura del labirinto e la scrittura del giardino.

Leggete Gioacchino da Fiore. Per esempio: De concordia Novi et Veteri Testamenti, Expositio in Apocalypsim, Psalterium decem cordarum, Tractatus super quattuor Evangelia. Leggete Adversus iudaeos. Molti hanno scritto non contro ma nei confronti degli ebrei. Gioacchino da Fiore non ha un atteggiamento negativo. Mentre la dottrina ellenica si contrappone a Gerusalemme, Gioacchino discute con gli ebrei, legge con loro il Testamento. Con l'ipotesi che cristiani e ebrei possano ritrovarsi nella stessa filosofia. La sua è una filosofia. E sfiora l'alinguistica, quella per cui l'afasia è originaria, anziché un disturbo.

"Dinanzi a Mosè testimone, Dio dice: 'Facciamo l'uomo a nostra immagine e somiglianza'". Come mai dice "facciamo" e non "faccio"? E perché dice "a nostra immagine e somiglianza", e non già "a mia immagine e somiglianza"? Curiosità. Giusto per discutere con gli ebrei. Rispetto a sant'Agostino, egli dà una sua accezione di Trinità e fa una profezia. Gioacchino da Fiore è profeta. Cita questo brano del Genesi:

Poi il Signore apparve ad Abramo alle querce di Mambre, mentre egli sedeva all'ingresso della tenda nell'ora della canicola del giorno. Egli alzò gli occhi, ed ecco: tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda, si prostrò fino a terra e disse: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre il tuo servo, ma lasciate che vi si vada a prendere un po' d'acqua per lavarvi i piedi e riposatevi sotto l'albero. Permettete che vi prenda un boccone di pane e ristorate il vostro cuore.
Dopo proseguirete, perché è per questo che siete passati dal tuo servo".
Quelli risposero: "Fa pure come hai detto".

Oscillazione fra il "tu" e il "voi". E ancora:

Poi quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sodoma, ma il Signore stava tuttora davanti a Abramo. Allora, Abramo gli si avvicinò e gli disse: "Davvero stai per sopprimere il giusto con l'empio?". […] Quei due angeli arrivarono a Sodoma sul far della sera.

Sta dinanzi a Abramo, il Signore, e due angeli vanno da Lot.

Questo libro risulta una disquisizione linguistica con gli ebrei. Adopera tutto l'arsenale della tradizione della patristica rispetto agli ebrei, ma sente l'urgenza di discutere con loro e di trovare una direzione, leggendo il Testamento.

Nessuna ospitalità, a Sodoma e a Gomorra, sul principio di selezione e sul principio di esclusione, sul principio di parità sociale. Gerusalemme si ripiega su Atene. Da qui Sodoma e Gomorra. Ricostituire l'unità. Ritornare dalla moltiplicazione all'unità. Ricostituire l'androgino. Sodoma e Gomorra sono le due città dell'androgino. Sodoma introduce, prepara, dà un aspetto di questo processo di metamorfosi nell'androgino. Gomorra si specializza. La gomorrizzazione vale la femminilizzazione e la virilizzazione, per la metamorfosi nell'androgino. In questo modo, nessuna ospitalità. E nessun dispositivo che non sia relazionale, quindi conformista. L'emulazione è soppiantata dal mimetismo. La femminilizzazione e la virilizzazione si servono del mimetismo, funzionale al principio dell'androgino, come principio d'origine. In direzione dell'origine. L'unità ideale, puramente fantasmatica, è rappresentata dall'androgino. A che cosa porta oggi il conformismo? A essere sempre più conformi all'androgino! A ciò che, in qualche modo, possa comporre in una sintesi ideale superiore il dominante e il dominato, l'uomo e la donna, il governante e il governato, Prometeo e Epimeteo, chi rappresenta il chiaro e chi rappresenta l'oscuro. L'epoca tende all'androgino.

Tutta la problematica, sociale e ideologica, dell'epoca va analizzata anche rispetto alla mitologia dell'androgino. Se non viene affrontata la questione del padre, viene messa da parte la questione dell'autorità e anche la questione intellettuale.

A Gomorra regnano l'angelismo e il purismo nei confronti della differenza.


Armando Verdiglione


NOTA (Legge 196/03, codice in materia di protezione dei dati personali):
Gli indirizzi del nostro archivio provengono da richieste di iscrizioni pervenute ai nostri recapiti o da elenchi e servizi di pubblico dominio, dai quali sono stati acquisiti. I dati in nostro possesso si limitano ad indirizzi e-mail senza ulteriori riferimenti personali e sono raccolti, conservati e trattati nel rispetto della legge; essi non verranno in ogni caso comunicati e/o ceduti a terze parti. Le nostre comunicazioni, del tutto facoltative, intendono rivolgersi ad interlocutori interessati a ricevere aggiornamenti sulla nostra attività editoriale attraverso messaggi spediti in copia nascosta, evitando magari fastidiosi invii multipli; se così non fosse ce ne scusiamo in anticipo con i destinatari coinvolti, pregandoli di segnalarcelo in ogni momento con una risposta al mittente attraverso cui indicare: eventuali disfunzioni tecniche, richieste di conferma dell'esistenza dei propri dati e/o di loro modifica, eliminazioni di eventuali "alias", rimozioni definitive dalla lista. Grazie.

 
   

In caso di problemi di visualizzazione questa newsletter può essere vista all'indirizzo:
http://www.thesecondrenaissance.com/newsletter/cifrematica_1135015000.htm